Dario Agrimi

Artista eclettico, opera nel campo dell’arte contemporanea dal 2001.
È docente di Tecniche della Pittura all’Accademia di Belle Arti Di Roma.
Le sue creazioni variano tra pittura, scultura, fotografia, video, installazione e performance. Le più recenti sperimentazioni sono il frutto di una ricerca maniacale volta alla perfezione del risultato artistico.
Mette in scena un iperrealismo che amplifica le emozioni e riduce la distanza tra realtà e finzione.
Le sue opere sono presenti in diverse collezioni in Italia e all’estero. 
Ha partecipato a numerose fiere internazionali, esposizioni collettive e personali in gallerie ed istituzioni di tutto il Mondo tra cui la 54°esposizione internazionale d’Arte Biennale di Venezia. Ha collaborato con una nota multinazionale inglese per la realizzazione della campagna pubblicitaria del 2014. La stessa campagna ha goduto di visibilità mondiale.
È l’unico artista ad aver esposto le sue opere per 3 anni di seguito al Festival Internazionale Castel dei Mondi.  Negli ultimi mesi è impegnato nella produzione del prossimo ciclo di opere pittoriche destinate al mercato dell’arte degli Stati Uniti. 

Vito Giuseppe Millico

Sono nato a Terlizzi nel 1737 ed ho frequentato la scuola di musica gratuita istituita dal sindaco AVV. Gennaro de Paù che promuoveva rappresentazioni sceniche nel teatro della sua casa.
Per conservare la mia voce flautata, fui evitato. Completai i miei studi musicali a Napoli ma per la cattiva disposizione della mia voce fuori abbandonato da tutti i maestri. “Cominciai, da solo, ad esercitare la mia voce, e dopo molta fatica, da contralto finalmente potetti diventare soprano” perché solo “l”arte, la fatica, lo studio possono formare il cantante che sa muovere le passioni ed insinuarsi nei cuori”. Nel 1758 con la troupe del Teatro di Corte fui ingaggiato in una tournée a Pietroburgo dal 1758 al 1765. Al ritorno mi soprannominarono il “Moscovita”. A Parma conobbi Gluck nel 1769 che mi invitò a seguirlo a Vienna. Accettai perché nelle opere di Gluck la musica età al servizio del pathos. In tutta Europa venivo considerato uno dei più grandi cantanti evitato del tempo. Composi il dramma “La pietà d’amore nel 1782 , la tragedia “Ipermestra” col Calzabigi nel 1784. Militai nella massoneria perché le vicende politiche non ci consentivano di rifugiarci nella sognante Arcadia. Nel 1797 divenni completamente cieco e nel 1802, dopo la luce, si spensero il mio canto e la vita.