Federica Cinquepalmi

 Federica Cinquepalmi, nata a Bari nel 1999. Scopre la ceramica a 16 anni in Svizzera. Laureata in Disegno Industriale al Politecnico di Bari, nel 2021 si trasferisce a Faenza, dove studia all’ISIA e sperimenta con materiali ceramici. Nel 2024 il suo lavoro “Nero su Bianco” è stato selezionato per il Premio Rometti. Attualmente vive a Bari, dove sta lavorando all’apertura del suo studio.

Gennaro de Gemmis

Sono nato a Bari nel 1904, da una antica e prestigiosa famiglia di Terlizzi. Mi laureai nel 1928 in ingegneria a Napoli e poi in Chimica a Roma. Negli anni ’30 fondai a Budapest una società di importazione della pietra di Trani dall’Italia che dovetti sospendere allo scoppio della seconda guerra mondiale. Mi dedicai ad arricchire la già cospicua collezione familiare di pergamene e documenti cartacei antichi, compresi oggetti d’arte. Collezionai anche molti reperti archeologici e pregevoli vasellami in argilla rinvenuti in agro terlizzese e nelle migliaia di ettari di campi di mia proprietà a Bari e Taranto. Lo facevo per salvare il prezioso patrimonio del nostro territorio e per superare il grande sconforto nel constatare la dissennata distruzione perpetrata dai belligeranti. Loro distruggevano, io salvavo. Loro odiavano , io amavo. Dopo l’armistizio nel 1943, trasferii tutta la mia preziosa collezione nella mia villa a Terlizzi, chiamata il ‘Casino dei porci’ perché delle ‘scrofosfingi’, come festosi cagnolini, accoglievano gli illustri visitatori lungo il viale di ingresso. Questa mia villa diventò tappa obbligata della intellighenzia europea: Benedetto Croce, Theodor W. Adorno, ecc.
Grazie ai miei studi nel campo della floricoltura trasformai questa mia tenuta in una stazione agraria e posi le basi perché il fiore diventasse il pilastro dell’economia terlizzese.
Nel 1957 il mio imponente fondo di 256 pergamene, migliaia di volumi e documenti manoscritti, passarono alla Provincia, a condizione che fosse fruibile da parte di un vasto numero di studiosi. Diedi vita alla “Biblioteca de Gemmis” di Bari, di cui fui il primo direttore fino al 1963, anno in cui posi fine ai miei giorni.

Ho scelto di raccontare Gennaro de Gemmis attraverso una costellazione di simboli, come se ogni dettaglio potesse restituire un frammento del suo carattere. Sin dall’inizio l’ho immaginato come un uomo “che fiorisce”: uno studioso animato da curiosità viva e amore per la conoscenza.
Sul petto porta un piccolo vaso da trasporto navale, riferimento alle sue ricerche archeologiche e alla collezione di reperti rinvenuti tra Taranto e Terlizzi. Al suo interno una pergamena arrotolata richiama l’immenso patrimonio di testi antichi ereditati dalla madre, oggi custoditi nella Biblioteca che porta il suo nome, di cui fu direttore.
Sulle spalle si posano due piccoli porci, citazione del “Casino dei Porci”, la villa di famiglia divenuta luogo di incontro culturale. Li ho immaginati come presenze leggere, capaci di restituire la vitalità di quel luogo aperto al dialogo.
Sulla testa sboccia un fiore, omaggio alle teste in meditazione dell’artista Fiorenza Pancino, con cui ho lavorato e che mi ha insegnato a pensare la scultura come spazio interiore. Nel fiore è nascosta una piccola maschera: il daimon, la voce profonda che guida le scelte. Credo che De Gemmis la sentisse chiaramente, orientato da un’intuizione gentile e da una vocazione autentica.
Da qui nasce il titolo: Colui dall’anima felice. Un’anima felice perché fedele alla propria natura, radicata nel sapere e nell’amore per la sua città. Con questo busto rendo omaggio all’uomo e alle tracce che ha lasciato: una presenza che continua a far fiorire ciò che lo circonda