Giuseppe Di Muro

Architetto, da anni impegnato in una personale ricerca sui linguaggi contemporanei della ceramica, con una spiccata attenzione a una dimensione senso plastica. Docente di tecniche della ceramica presso l’Accademia di Belle Arti di Frosinone vive e lavora in provincia di Salerno, opera nella sfera artistica realizzando progetti di installazioni, scenografie e performance muovendosi sempre lungo i tracciati della storia attraverso un approccio significativo dei suoi luoghi e dei suoi linguaggi, riservando attenzione particolare alla lavorazione della ceramica Raku. Tra le numerose mostre si segnalano: la personale del 2006 “Le Città Invisibili” a Villa Rufolo a Ravello, del 2009 è l’invito a “Persistenze sul confine dell’immagine Ripensando ad Andrea Pazienza”, presso il Museo dell’Alto Tavoliere delle Puglie. Nel 2010 partecipa con l’installazione Allegorie alla rassegna d’arte contemporanea “SanGalganoSquare”. Nel 2011 è invitato, a “Lo stato dell’arte – Regione Campania” curata da Vittorio Sgarbi, nell’ambito del Padiglione Italia della 54 Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Del 2016 è l’invito a “Le Stanze del Museo”, mentre del 2017 è la personale presso lo studio Arte Fuori Cento di Roma. In settembre è presente alla mostra “Interni/Interior“ presso la Galleria Nazionale della Puglia. Nel 2017, tiene al Museo FRaC di Baronissi, la personale dal titolo “LAND END”, del 2024, nello stesso museo è la personale dal titolo ZEMRUDE – la città molteplice-.

Cantore Tauro

Sono vissuto a Terlizzi dalla seconda metà del 1.500 al 1.600. La mia nobile famiglia possedeva ampi possedimenti estesi dalla Murgia all’Adriatico e da Mola di Bari fino a Castellana.
Le ricche derrate alimentari prodotte, oltre a sfamarci, venivano esportate grazie al vicino porto di Molfetta. Ma da Conversano imperversavano le feroci scorribande del Guercio di Puglia, nelle campagne quelle dei briganti e dal mare quelle dei Turchi. L’esoso governo spagnolo aveva monopolizzato ogni nostro bisogno: grano, olio, sale, ecc. I rapaci agenti baronali non accettavano rifiuti al pagamento delle gabelle rispondendo: “Vendete l’onore di mogli e figlie, ma pagate! ” Per estirpare la grave piaga degli usurai che ormai chiedevano l’interesse del 25%, con i frati francescani e pie donazioni fondammo il “Monte di pietà”. Mentre le strade, le piazze e persino le chiese erano teatri di duelli ed omicidi, iniziati con l’uccisione di Monsignor Onorato Grimaldi nel 1639 e continuato anche dopo la rivolta di Tommaso Aniello nel 1646. I disordini politici, i terremoti, il maltempo e le invasioni delle cavallette ci ridussero alla fame. L’unica risorsa, sempre disponibile, era la nostra amata terra, ricca di argilla. Ho salvato la mia famiglia ed i terlizzesi con la costruzione della “fornace del Cantore Tauro” nell’attuale Largo Colombo, certo della vendita dei manufatti in creta indispensabili alla vita quotidiana di ben tre comunità monastiche. Diedi lavoro a tanti miseri miei concittadini, compresi donne e bambini, in un periodo da far paura.

“Cantore Tauro, figura enigmatica e visionaria della nobiltà terlizzese, vissuto tra la seconda metà del 1500 e il 1600, è stato un pioniere della lavorazione della ceramica a Terlizzi. La sua famiglia, i Cantore, aveva origini nobili e servì il partito angioino a Messina, ma con la caduta della Sicilia sotto gli Aragonesi, si trasferì a Napoli. Nicola Cantore, figlio di Michele, si trasferì a Taranto, dove sposò la nobile Francesca Faccipecora e fu aggregato alla nobiltà tarantina. Nel 1507, Ferdinando il Cattolico prorogò a Pompeo e a suo figlio Antonio una pensione di 50 once d’oro sopra i feudi della provincia d’Otranto.
Cantore Tauro aprì le prime fornaci a Terlizzi, dando vita a una tradizione che sarebbe diventata parte integrante dell’identità locale. Il busto in ceramica che ho realizzato rende omaggio a questo personaggio, ispirandosi all’ignoto di Antonello da Messina. I cocci rotti inseriti sulla base del busto simboleggiano l’abbandono e la crisi che questo settore sta vivendo, lasciato solo dalle istituzioni e dalla politica.
Cantore Tauro, un nome che rappresenta la passione e la creatività di un popolo, che continua a ispirare e a vivere nella memoria della comunità terlizzese. La sua eredità è un richiamo a valorizzare e a sostenere l’artigianato locale, affinché la tradizione della ceramica a Terlizzi possa continuare a vivere e a prosperare.”