Federica Claudia Soldani

È un’artista la cui ricerca intreccia figurazione classica e sperimentazione contemporanea. Il suo lavoro parte dal corpo umano per indagare dimensioni interiori e relazioni con l’ambiente, attraverso media diversi come pittura, fotografia, performance e scultura 3D. Nel 2017 ottiene il terzo posto al Premio Internazionale di Tesi sull’Arte con uno studio sull’encausto, segnando l’avvio di un percorso multidisciplinare in continua evoluzione. Le residenze artistiche svolte consolidano il suo dialogo con il territorio, da cui nascono opere che riflettono temi antropologici e ambientali. Accanto a lavori più introspettivi, Soldani realizza anche interventi di taglio ironico e critico sulla contemporaneità. La sua pratica mira a esplorare fragilità, resilienza e complessità

Francesco P. Confreda

Sono nato nel 1693 e, giovanissimo, mi dedicai alla vita ecclesiastica per la grande ammirazione verso il gesuita don Domenico Bruno, un vero apostolo, venuto in missione a Terlizzi nel 1706. Centinaia di ignoranti, abbrutiti dal duro lavoro, si riunivano in cantine a bersi il guadagno della giornata. Se diventavano turbolenti, le loro risse continuavano per strada con duelli al coltello e si concludevano con sfregi o con squarci nel ventre mentre i familiari aspettavano di potersi sfamare in squallidi tuguri. Sentii il dovere di affiancare il Vescovo Chyurlia ed altri ecclesiastici per rinforzare “l’armata di Dio in terra per combattere il male”. Col padre Bruno formammo i ” battaglioni contra la podestà di tutt’ i dèmoni “. Ottocento concittadini ” foreselli “, ogni primo venerdì di mese, dopo la confessione e la comunione, sfilavano in processione, con ordine e devozione, cantando: ” Muoia il peccato ! ” I miei concittadini non bestemmiavano più contro le intemperie che rovinavano i raccolti ma portavano la Madonna di Sovereto in processione per le vie del paese e perfino nelle contrade campestri, come avvenne dal 1714 al 1717. Nel 1720 edificammo la Chiesa di Sant’ Ignazio e nel 1724, grazie al lascito di 500 ducati del novizio Pietro Antonio Schettini, istituimmo una ” Scuola di umanità ” diretta da don Carlo Assalemme. Dal 1728 al 1732 subimmo una devastante invasione di cavallette con la conseguente caarestia. I più miseri ricorrevano a me per sfamarsi con i miei proverbiali ‘pizzarelli’ ogni venerdì sera. La mia casa era sempre aperta per accogliere le loro sofferenze fino al giorno della mia morte nel 1750.

La scultura reinterpreta la figura di Padre Confreda, storico cantore della chiesa di Terlizzi e creatore del “Pizzarello”, il pane che ogni venerdì offriva ai poveri invitando alla rinuncia della carne in memoria della morte di Gesù. Nel mezzo busto, i pizzarelli poggiati sulle sue spalle si trasformano gradualmente in una corona di fiori, in un passaggio simbolico dal nutrimento materiale a quello spirituale.
Questa metamorfosi celebra l’eredità del sacerdote: un gesto semplice, quello di sfamare, che diventa atto generativo, seme di cura e di comunità. I panini che fioriscono evocano la primavera dell’animo, un rinnovamento silenzioso che nasce dalla bontà quotidiana e dalla capacità di trasformare il poco in abbondanza.
L’opera non è soltanto un omaggio a una figura locale, ma una riflessione sulla potenza creatrice del bene, sulla sua capacità di mettere radici e rifiorire nel tempo, come un dono che continua a nutrire.