Fin da giovanissima scopre la sua vocazione per la pittura e la scultura. Nel 2004 si laurea con lode presso l’Accademia di Belle Arti di Bari. Di grande rilievo è il suo contributo alle opere comunali; tra queste spicca la ricostruzione del Teatro Petruzzelli nel 2008, per la quale realizza la modellazione e la doratura dei decori floreali delle balconate e dell’arco di proscenio.
Dal 2009 collabora con la Fondazione Lirica del Teatro Petruzzelli come scultrice di scena, un ruolo che le permette di fondere le sue competenze nella scultura e nella pittura all’interno delle numerose produzioni liriche del teatro. Per lei, la scenografia e la scultura diventano magia, passione, continua ricerca e scoperta: un percorso che la porta a partecipare a numerose mostre collettive, dove esprime una poetica profondamente influenzata dal suo lavoro teatrale.
Comunica e interpreta attraverso il dettaglio e lo stato d’animo; anche un oggetto, nelle sue mani, acquista una nuova lettura, spesso ironica. Studia il passato per sovvertirlo nel presente. La linea, inserita nello spazio, materializza il vuoto trasformandolo in segno e materia. Sperimenta materiali diversi senza porsi limiti di stile. Le sue opere sono prevalentemente sculto-installazioni.

Celestina Affaitati

Sono vissuta nella seconda metà del 1.700 a Terlizzi.
Dotata di una splendida voce modulata di soprano, che risuonava dell’ampio salone, galleria e teatro dei miei nonni materni de Paù, ho cantato in modo impeccabile le arie dei compositori più noti, antichi e miei contemporanei. Mi dicevano che era disdicevole fare la donna di spettacolo ma mi sentivo fiera di dare la mia voce di ‘donna’ a quelle protagoniste femminili alle quali era vietato calcare le scene. Il corpo umano, mirabile opera di Dio, non poteva assolutamente dare scandalo. Per provarlo, accettai la sfida e, un anno in cui mancava la statua dell’Arcangelo da issare sul carro trionfale, mi offrìi, in gran segreto, di impersonarlo in carne ed ossa. Rimasi legata ad un invisibile palo, immobile durante tutto il percorso e tutti dicevano che era il più bel San Michele Arcangelo che si fosse mai visto in terra. A parte pochi intimi, nessuno seppe che fine avesse fatto quella bella ‘statua’.
Sono stata ammirata, apprezzata, amata ma anche tanto invidiata.
La.mia fama varcò i confini della provincia ed alla fine dei miei spettacoli piovevano su di me, oltre ai fiori, molti omaggi poetici.
Sono stata moglie, madre ed insegnante amorevole trasmettendo quanto sapevo ad ingentilire le nuove generazioni.
Ho rappresentato Celestina, una donna, una soubrette.
Celestina è rivoluzione in un’epoca in cui la donna era sottomessa: la forza del suo talento e la sua poetica hanno infranto ogni limite imposto dal tempo.
Nel mio lavoro ho scelto di celarne in parte il volto, avvolgendolo nelle maschere del teatro – simboli della sua arte, del suo coraggio e della sua identità sospesa tra scena e realtà. L’ho arricchita abbozzando un’armatura che richiama quella di San Michele Arcangelo, figura che Celestina ebbe l’audacia di impersonare.
Quest’armatura è il simbolo della sua potenza interiore: una donna che, pur in un mondo che voleva limitarla, seppe trasformarsi in icona di libertà e di bellezza.
